Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini
Kabul, seconda metà del Novecento. Sullo sfondo della guerra civile afghana si ambienta la storia di Amir e Ali, amici per la pelle ma separati da etnia e casta sociale. Ali, servo hazara della famiglia ricca e facoltosa di Amir, dona la vita per il compagno di giochi : sarà questo l’evento tragico, l’atto estremo capace di aprire gli occhi e il cuore di tutti coloro che gli hanno vissuto accanto, indipendentemente dal taglio degli occhi, dal colore della pelle, o dalla religione praticata. Questo grande gesto avuto in dono sarà la chiave di volta per il resto della vita di Amir: l’unica possibilità di riscatto sarà cosituita dalla ricerca di Sohrab, figlio dell’amico-salvatore molestato e torturato dai talebani, saliti al governo ingiustamente.Un romanzo impregnato di sentimenti contraddittori, che si alternano con ritmo incalzante: amore, odio, compassione, orgoglio, indifferenza, violenza, comprensione. Una storia in grado di miscelare l’intreccio principale con la guerra civile, lo scontrarsi di popoli e pensieri differenti, espressioni della cultura e della tradizione musulmana che, soprattutto ai nostri giorni, sembrano incomprensibili. Insomma, un libro che mi ha insegnato tanto. Un solo difetto: si divora troppo in fretta.

